L’agonia degli impianti sportivi e il sogno sfumato dell’ex Velodromo.

L’agonia degli impianti sportivi e il sogno sfumato dell’ex Velodromo.
Lungaggini burocratiche, aumento delle tariffe, regolamento per la gestione degli impianti sportivi serrato, strutture cadenti e fatiscenti.
In poche righe è possibile avere una fotografia della situazione in cui versa il patrimonio comunale, relativamente agli impianti sportivi, e della cattiva gestione degli stessi. Non ultima, infatti, la notizia che l’ex Velodromo non diventerà il favoloso polo sportivo che tutti aspettavamo in città.
Questa è solo una delle ultime vicende che vede coinvolta l’amministrazione della “svolta scadente” che va a sommarsi alla, già disastrata, situazione degli impianti sportivi a Cava de’ Tirreni.
Abbiamo già evidenziato, in passato, la problematica delle tariffe ballerine che aumentavano e diminuivano ad ogni consiglio comunale. Ora che, finalmente, ci si è decisi a regolamentarle secondo tabelle tariffarie, i conti non tornano.
Sì, perché, le tariffe sono aumentate ma le strutture sono cadenti e fatiscenti prive degli adeguamenti necessari al loro utilizzo. Eppure, abbiamo gridato ai fondi PNRR, per mesi, per finanziare gli interventi indifferibili degli impianti sportivi senza vedere risultati concreti se non per la piscina comunale.
Fermo restando che le associazioni sono tenute ad utilizzare gli impianti allo scopo di favorire lo sviluppo della pratica delle attività compatibili con le destinazioni d’uso delle strutture e delle attrezzature, l’amministrazione comunale deve garantire beni e servizi, fruibili e in condizioni ottimali nonché valorizzare tutti gli ambiti associativi che svolgono una fondamentale funzione socio educativa e dunque non solo esigere il pagamento delle tariffe.
Molte le strutture che necessitano di interventi immediati come lavori di tipo manutentivo , di pulizia della zona e sistemazione di tribune e spogliatoi
per altre, invece, basterebbero solo pochi accorgimenti.
A causa della situazione, è difficile per una città – conosciuta per le sue eccellenze sportive fino agli anni ’80 – esprimere club competitivi negli sport cosiddetti “minori” nonostante le associazioni si impegnino in importanti investimenti per cercare di mantenere vivo il senso dello sport.
A chiudere il cerchio dei soliti rimpalli di competenze e responsabilità fra gli assessorati e i dirigenti comunali , c’è il Regolamento Comunale.
Regolamento che non consente, di fondo, una cogestione degli impianti tra Amministrazione e soggetto affidatario.
Le nostre valutazioni, infatti, giungono ad una elementare ma imprescindibile conclusione:
Il regolamento comunale per la gestione degli impianti sportivi dovrebbe intendersi come strumento di partecipazione allargato all’intero tessuto associativo cittadino, il che consentirebbe una gestione degli impianti sportivi comunali, patrimonio di grande valore per la città, in totale trasparenza, certezza e sicurezza tutelando gli interessi di tutti i protagonisti di questo ambito, mettendo al centro i fruitori degli spazi sportivi -che sono tutti i cittadini.
A nostro avviso, la soluzione, per una macchina amministrativa indebitata per 20 anni e che non ha partecipato ai fondi PNRR stanziati per la riqualificazione di strutture e aree, è solo quella di sgravarsi delle spese che concernono la gestione e la manutenzione del patrimonio comunale, ponendo come criteri base del regolamento la concessione degli impianti.

Progetto Sport e Associazioni
Emilio Maddalo, Fabio Russo, Fabio Apicella, Vincenzo Purgante